le mie foto sono piatte, piane, appiattite, bidimensionali. sono mosse, sfuocate, stralunate, come colpite da un battito e portate via con me. sono foto di riflesso, immediate, intraviste, a volte davvero riflesse. sono scattate attraversando situazioni e superfici, altre sono solamente scritte, altre ancora mancate. e poi ci sono i pali, e la gente che lavora o semplicemente sta lì, e io. assolutamente a colori. per ora.
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giovedì 10 novembre 2011
mercoledì 4 maggio 2011
sempre il resmini, sempre al corso, si sta parlando di corretta esposizione, tempi, diaframmi, ASA e/o ISO. ti aspetti quintalate di tabelle comparative, scale, cose così...
a un certo punto qualcuno, non mi ricordo chi, interviene chiedendo: "ma in uno scatto come faccio a decidere che ISO usare? scelgo sempre il valore più basso così son sicuro che viene tutto con maggiore dettaglio....?"
lui si ferma, lo guarda e gli fa: "io per i miei lavori uso sempre pellicole con una determinata sensibilità.... ecco dovete cercare di scoprire qual'è la vostra sensibilità: ognuno ha la sua... ovviamente la mia non ve la dico".
a un certo punto qualcuno, non mi ricordo chi, interviene chiedendo: "ma in uno scatto come faccio a decidere che ISO usare? scelgo sempre il valore più basso così son sicuro che viene tutto con maggiore dettaglio....?"
lui si ferma, lo guarda e gli fa: "io per i miei lavori uso sempre pellicole con una determinata sensibilità.... ecco dovete cercare di scoprire qual'è la vostra sensibilità: ognuno ha la sua... ovviamente la mia non ve la dico".
giovedì 28 aprile 2011
mai buttare via una foto, mettila da parte, su un hard disk e dimenticatela, e poi tra un po' chissà...a volte le foto che facciamo sono più avanti di noi.
me lo ha detto il resmini, un sabato, durante un'uscita del corso: mi ha beccata che stavo scorrendo sul visore alcuni scatti e che ne buttavo via alcuni. poi ha aggiunto che devo guardare meno il visore, fidarmi di più.
ripensando ad alcune mie foto, scattate d'istinto, casuali, forse fortunate, mi vien da dire che, beh, forse ha ragione.
e io che pensavo che mi avrebbe insegnato, soprattutto, a impostare per bene la macchina...
p.s.
il secondo scatto, forse, non ci sarebbe stato se non avessi fatto, mentre guidavo su una strada ungherese, per caso e quasi per gioco, il primo.
p.s.
il secondo scatto, forse, non ci sarebbe stato se non avessi fatto, mentre guidavo su una strada ungherese, per caso e quasi per gioco, il primo.
martedì 26 aprile 2011
milano, 20 novembre 2010, 13:40, a photo by photocorti on Flickr.
quando ho fatto questa foto stavo seguendo, per la prima volta nella mia vita, un corso di tecnica fotografica (rimasto per ora l'unico) presso lo spazio forma a milano.
il docente emilio/emiliano resmini è come molti fotografi (maschi?) brusco, deciso, a volte crudo nei giudizi e nelle provocazioni. sa il fatto suo, ti mette di fronte alle immagini e ti dice di scegliere quali ti piacciono, e ti chiede perché, e cosa non va, e cosa funziona, e qual è il soggetto.
un giorno si guardano alcune mie foto e a un certo punto resmini dice: "fai delle foto belle e poi mi metti le papere?". aveva ragione lui. cosa c'entravo io con le papere?
in quel corso ho imparato delle cose, ma soprattutto ho smesso di cercare di imparare a fare panorami, o macro, o papere, e ho iniziato a scattare foto più mie.
ma quali sono queste foto mie? di cosa sanno? cosa raccontano? e perché? e soprattutto gliene frega a qualcuno?
e io che pensavo che il corso mi avrebbe insegnato a fare delle belle foto di panorami: più che altro ho imparato a farmi delle domande.
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